Data: 26/06/2026 - 27/06/2026
Ora: 19:30
Cretto di Burri
di Emilio Isgrò
installazione teatrale, testi, cancellature e insetti di Emilio Isgrò
regia dell’autore con la collaborazione di Alfio Scuderi
con la partecipazione straordinaria in scena di Pietrangelo Buttafuoco e Emilio Isgrò
con
Donatella Finocchiaro (Clitennestra),
Vincenzo Pirrotta (Agamennone),
Sandra Toffolatti (l’Oracolo)
Aurora Falcone (Cassandra),
Fabrizio Falco (Oreste),
Federica D’angelo (Elettra)
musiche composte ed eseguite dal vivo da Giovanni Caccamo
suoni ed effetti sonori di Angelo Sicurella
collaborazione scenica di Claudio Lucchesi – Studio ufo
animazione digitale e composing video Alberto Stabile
costumi a cura di Daniela Cernigliaro
trucco Vincenzo Cucchiara
direzione tecnica Tommaso Balsamo
Prima nazionale
Biglietto unico 5€
N.B.: L’abbonamento non comprende il presente spettacolo
L’incasso sarà devoluto alla “Biblioteca Comunale Gesualdo Bufalino” di Gibellina per l’acquisto di libri per l’infanzia
Un’edizione speciale delle Orestiadi immaginata per Gibellina Capitale italiana dell’arte contemporanea non poteva non partire da L’Orestea di Emilio Isgrò in una nuova riscrittura installativa immaginata per il Cretto di Burri. L’opera iconica che nel 1983 diede il nome al Festival segnando anche quella linea tra classico e contemporaneo che ha guidato le Orestiadi in queste 45 edizioni, ritornerà a Gibellina grazie a un progetto speciale curato dal Maestro Emilio Isgrò per Gibellina Capitale dell’Arte contemporanea.
«Nel 1982, quando affidai agli attori l’Agamènnuni, prima parte de L’Orestea di Gibellina, la didascalia indicava con assoluta chiarezza le “macerie” della città distrutta dal terremoto come luogo dell’azione. Solo che la parola “macerie” non suonava bene ai dirigenti del Teatro Massimo di Palermo, che dell’impresa era partner con il Comune di Gibellina. Così, sui manifesti, le macerie diventarono “ruderi”, attestando una nobiltà di origine che in Sicilia è molto diffusa.
D’altra parte quelle macerie (o ruderi che fossero) sarebbero state ricoperte di là a qualche anno dal superbo Cretto di Alberto Burri, cancellando per sempre il problema, almeno a Gibellina, senza riuscire tuttavia a cancellare le ceneri e le macerie che stavano per ricoprire il mondo. Le macerie dell’Ucraina, del Venezuela, di Gaza.
Sono infatti persuaso che la storia del mondo non è nient’altro che una storia di cancellazioni che possono essere persino costruttive qualora non vengano deviate o bloccate da guerre feroci e inutili stragi.
Sotto il sudario del Cretto, in pratica, le macerie della vecchia Gibellina non sono sparite, come non è svanito il richiamo dei venditori ambulanti che offrivano le loro povere merci con voci bellissime modulate su nenie coraniche.»
Emilio Isgrò
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L’Orestea di Gibellina: ieri e oggi
Nel gennaio 1968 un sisma devasta la valle del Belice. Sette mesi dopo viene eletto sindaco Ludovico Corrao, che pone al centro del suo mandato la rinascita del territorio e la ricostruzione. Coinvolge nel progetto direttamente la popolazione locale, ma anche intellettuali e artisti – italiani e internazionali – e riesce ad attirare l’attenzione dei media e dei politici sul territorio con un’operazione culturale, artistica e mediatica senza precedenti.
(…) Emilio Isgrò, tra gli artisti invitati, si fa coinvolgere sempre più attivamente da Corrao fino ad assumere un ruolo di primo piano: l’autore – confesserà poi – da anni meditava di scrivere un romanzo, in siciliano, ispirato al terremoto e alle sue conseguenze protratte nel tempo. L’idea di scrivere per il teatro nasce e si sviluppa d’accordo con Corrao, per tappe successive, modificandosi più volte in itinere: inizialmente la drammaturgia di Isgrò è idealmente destinata al teatro greco di Segesta (non lontano da Gibellina). Ma c’è una forte resistenza a utilizzare – per alcuni ‘profanare’ – un santuario della classicità mettendo in scena non un dramma antico, bensì una drammaturgia moderna.
D’altra parte, anche agli occhi degli stessi artefici, Segesta appare sempre meno adatta allo scopo, per la crescente convinzione che la rinascita di Gibellina debba comprendere un vero e proprio teatro ‘civile’: i testi appositamente concepiti e scritti per la città verranno rappresentati in loco, con la partecipazione della popolazione come coro, musicisti e maestranze. Lo spirito dei promotori contagia via via attori, cantanti, altri artisti, ma anche gli abitanti: la passione con cui parteciperanno al progetto ne diviene progressivamente una caratteristica unica, distintiva, essenziale
L’incarico ufficiale e pubblico conferito a Isgrò dalle autorità civili – con delibera della giunta comunale – lo impegnerà per anni nella stesura di vari testi: Gibella del Martirio va in scena nell’Auditorium della Nuova Gibellina nel quattordicesimo anniversario del sisma (gennaio 1982); segue nell’agosto 1982 San Rocco legge la lista dei miracoli e degli orrori, una ‘processione in versi’ o ‘sacra rappresentazione’ per la festa del santo patrono (riallestita nei due anni seguenti a Gibellina, poi ripresa nel 1988 a Benevento). Nel frattempo Isgrò scrive le tre parti della sua Orestea (liberamente tratta dall’omonima trilogia di Eschilo, il più ‘siciliano’ dei tragici greci, nato ad Atene e morto a Gela). La trilogia, in quegli stessi anni, è al centro di una vera e propria riscoperta sulle scene europee, grazie alle regie di Luca Ronconi, Karolos Koun, Peter Hall e Peter Stein che si susseguono nell’arco di un decennio.
I tre drammi di Isgrò, presentati in anteprima come lettura-laboratorio nell’inverno 1983, debuttano nelle tre estati successive (Agamènnuni nel giugno 1983, I Cuèfuri nel giugno 1984, Villa Eumènidi nel luglio 1985) sulle rovine di Gibellina, dove all’epoca ancora non esisteva il Cretto, e dove ancora oggi si tengono gli spettacoli: proprio qui una nuova versione di quell’Orestea, appositamente creata dallo stesso Isgrò, il 26 e 27 giugno 2026 inaugura l’edizione del Festival Orestiadi di Gibellina, che ancora oggi porta il nome di quella prima, mitica impresa. L’eredità della prima Orestea si perpetua negli spettacoli ospitati dal Festival Orestiadi nelle passate edizioni e specialmente quest’anno, nella città che è capitale italiana dell’Arte contemporanea 2026.
Martina Treu

