skip to Main Content

“Se qualcuno rivelasse al sognatore prima il significato del suo sogno, questi non vorrebbe più andare a letto, né sognare più”. 

Federico Fellini

 

Stanotte ho fatto un sogno, era un sogno bello, partecipato, nitido nel ricordo che mi ha lasciato al risveglio, eravamo in un teatro, il sipario era chiuso, si sentiva un gran vociare di gente che entrava e riempiva la platea, i palchetti, il loggione, il foyer, persino le scale erano piene di gente. Il pubblico nel sogno era particolarmente felice e si abbracciava, come fosse ad una festa, come se il proprio vicino fosse il festeggiato, tutto il teatro si abbracciava come a riconquistare un gesto negato, vietato, per certi aspetti dimenticato. Il teatro era grande ed affollato ed il pubblico era unito in un unico grande abbraccio. La luce di sala si spegne, il pubblico fatica a terminare gli abbracci e si attarda a prendere posto, ma il sipario lentamente si apre e si comincia ad intravedere la scena, ecco gli inconfondibili cavalli di Paladino, affogati nel bianco della sua Montagna di sale. In silhouette ette si cominciano a intravedere gli attori, sono tanti, sono tutti li, gli amici che in questi anni sono passati da Gibellina, che in questi cinquant’anni hanno aderito a quel sogno che ha fatto di Gibellina un luogo di arte e cultura. Piano piano la luce sale ed illumina la scena e con essa tutti quegli artisti che l’affollano, costretti quasi a cercare un angolo per non “impallarsi” l’uno con l’altro e anche loro si abbracciano, con forza, energia ed una verità che di solito in scena non è sempre così riconoscibile, ma stasera è diverso, attori e registi, scenografi e pittori, scultori e costumisti, sono tutti li, parte dello stesso unico abbraccio. Inizia piano una musica, è la musica di un circo, poi prende forma riempendo la scena, è quella dei “Clowns” di Fellini e l’abbraccio si trasforma in una danza e la danza in un vortice, il pubblico viene contagiato ed il vortice diventa irrefrenabile, dal palcoscenico alla platea fino al loggione e la musica è bellissima, ma ad un certo punto diviene assordante.

 

Mi sveglio, mi guardo intorno, sono a casa, nel mio letto, e sono chiuso qui da quasi un mese: fuori c’è il virus. Siamo tutti chiusi in casa. Forse non mi era mai capitato di non entrare in teatro per un mese di fila, e mi manca. Lo so, ce ne dobbiamo fare una ragione, la realtà ci impone un confronto duro con il “pericolo” che sta fuori e che, oltre ad aver ucciso tante persone, sta cambiando la vita di tutti. Ma il teatro è sempre stato un sogno, un luogo dove tutto è possibile: allora sono sicuro che anche questo nuovo, insidioso, reale “pericolo” sarà lasciato fuori dai nostri sogni, e ancora una volta sarà la fantasia a guidarci e a salvarci.

 

Ecco, da questo sogno voglio partire per “pensare” alle nostre Orestiadi, di cui oggi certo non possiamo parlare concretamente, non possiamo immaginare tempi, luoghi, programmi o artisti, oggi che tutte le attività di spettacolo sono state bruscamente sospese, oggi che il settore è in ginocchio, come altri, più di altri, e fatica ad immaginare un suo futuro. Ma oggi possiamo ricominciare a parlare di quel sogno che è il teatro e di quei tanti sogni in forma di spettacoli che ogni giorno hanno riempito la nostra vita fino ad un mese fa.

 

Quindi chiudiamo gli occhi e rimettiamoci a sognare il Teatro!  

 

Alfio Scuderi, direttore del Festival Orestiadi di Gibellina

 

#orestiadi2020 #lìdovenasconoisogni #sognomediterraneo #ilteatroèsogno

Back To Top