• Kaftan
    Kaftan

    Marocco, Kaftan , XIX Sec.

  • Jallabia
    Jallabia

    Palestina, Jallabia, XX Sec.

  • Abito
    Abito

    Siria , Abito, XIX Sec.

  • Sciarpa
    Sciarpa

    Siria, Aleppo, Sciarpa, XX Sec.

  • Costume tradizionale
    Costume tradizionale

    Siria, Costume tradizionale. XIX Sec.

  • Abito da cerimonia
    Abito da cerimonia

    Tunisia, Abito da cerimonia, XIX Sec.

  • Abito nuziale
    Abito nuziale

    Tunisia, Abito nuziale, ricamo in filo dorato, XX Sec.

  • Copritavola
    Copritavola

    Tunisia, Copritavola, XIX Sec.

  • Gilet
    Gilet

    Tunisia, Gilet, Ricami in filo dorato,  XX sec..

  • Mantello ebraico della preghiera
    Mantello ebraico della preghiera

    Tunisia, Tallit, mantello ebraico della preghiera, XIX Sec.

  • Kaftan
    Kaftan

    Turchia, Kaftan, Ricami in filo dorato su velluto. XVIII Sec.

  • Kaftan
    Kaftan

    Turchia, Kaftan, Ricami in filo dorato su velluto. XVIII Sec.

 

 The English translation is at the end of this text

 

La collezione tessile

 

La collezione di manufatti tessili è composta da costumi, frammenti rari e accessori prodotti da grandi scuole e di semplice fattura popolare; gli oggetti sono databili entro un arco cronologico che va dal XVIII al XX secolo, e provengono da diverse aree geografiche del bacino del Mediterraneo.

 

La raccolta, sollecitata dagli studi e dalle ricerche di Francesca e Antonella Corrao, è costituita dalle acquisizioni di Ludovico Corrao fatte nel corso delle numerose visite all’estero, soprattutto in Tunisia dove ha creato la sede di Dar Bach Hamba, nel cuore della Medina di Tunisi. Un importante contributo viene anche da collezionisti privati e istituzioni pubbliche straniere,  che in occasione di speciali esposizioni hanno donato abiti e oggetti alla collezione.

 

La presenza della civiltà islamica nella regione ha funzionato da elemento unificante e conservativo, anche se alcuni costumi mantengono caratteristiche tipiche locali. La civiltà islamica ha gelosamente conservato le tradizioni permettendo così di rintracciare antiche tecniche di tessitura e di lavorazione del ricamo, ma anche i metodi per la colorazione dei filati o delle pezze; è possibile individuare anche i motivi decorativi di origine greca e persiana. La struttura di molti costumi è fondata su tagli geometrici ed essenziali, che conferiscono all’indumento un aspetto bidimensionale. La differenza tra l’abito sontuoso e quello povero consiste soprattutto nella preziosità dei tessuti e dal fasto dei ricami. L’uso di camicia e calzoni è invalso per entrambi i sessi, salvo ad essere ricoperti da ampie sopravvesti, che nella donna sono scollate e strette al busto. Il manto e il velo assieme agli ornamenti sono elementi distintivi dell’abbigliamento femminile. L’uso
 di ampi tessuti drappeggiati, che suggeriscono riferimenti alla tradizione classica greco-romana, è molto diffuso. Il caftano è il capo d’abbigliamento ancora oggi più usato nell’area mediterranea. Originario della Persia, è uno degli indumenti più antichi dell’abbigliamento orientale. Indossato indifferentemente da uomini e donne, funge da soprabito ed è indossato a copertura di altri indumenti (camicia, tunica, pantaloni). Non ha colletto e scende morbido fino ai piedi come una lunga camicia senza tagli dalla spalla a terra. Aperto sul davanti, solitamente ornato da alamari (bottoni ricoperti da filo intrecciato) ha lunghe e larghe maniche. I caftani della collezione mostrano le diverse fogge che caratterizzano le esigenze quotidiane o festive e le peculiarità dei vari popoli dell’area mediterranea. I preziosi caftani turchi, eredi dell’antica e sontuosa tradizione bizantina, poi ottomana, sono rappresentati da esemplari in velluto di seta, nelle intense colorazioni bordeaux, viola o azzurro. Sono decorati da ricchi ricami eseguiti con filati d’oro o argento a motivi floreali, di gusto marcatamente occidentale, che si sviluppano simmetricamente su ampie partiture interne. Il linguaggio decorativo turco, attraverso l’esteso dominio dell’Impero Ottomano, ha influenzato notevolmente anche la produzione del ricamo e in genere la cultura tessile di buona parte dell’Europa Orientale, in particolare quella dei Balcani. Molti ambasciatori stranieri ricevevano in dono pregiati costumi e caffetani turchi, sempre ricoperti da preziosi ricami con filati metallici, tradizionalmente eseguiti da artigiani uomini. Nel XVIII e XIX secolo intrecci e cordicelle (spighette dorate o colorate) erano applicati su disegni elaborati e poi meticolosamente copiati in diverse culture: quella greca, quella albanese, e quella mitteleuropea. 

 

Uno dei nuclei più ricchi della raccolta è costituito dai costumi e dai tessuti tunisini, che provengono sia dalle città costiere che dai centri interni. Il costume tunisino è frutto dell’incontro di influenze culturali ereditate nel corso della storia dalle popolazioni che hanno dominato il paese. Le antiche tradizioni che vanno dai costumi berberi a quelli fenici, poi romani ed infine islamici hanno dato al prodotto locale caratteristiche peculiari. A questa tradizione si sono poi unite quelle delle popolazioni provenienti dall’Andalusia e infine dall’Asia centrale durante il dominio ottomano, portando con sé novità nelle forme, nei simboli e nei modelli.
 La tradizione classica greco-romana della veste drappeggiata sopravvive nell’abbigliamento rurale femminile, soprattutto tra i berberi; mentre l’influenza mediorientale connota l’abito cittadino raffinato nelle tecniche di tessitura, del ricamo e nei motivi decorativi “arabeschi” (geometrici, calligrafici, floreali).

 

Gli abiti nuziali femminili del XIX e XX secolo sono i più significativi; includono ampi pantaloni dal cavallo basso, camicia dalle maniche ampie di forma trapezoidale, o a sbuffo, la jebba (una sorta di gilet), un ricco copricapo, o più spesso da un diadema. Gli abiti sono tutti ricoperti da un fitto ricamo in filati di oro e argento, con diverse varietà di applicazioni.

 

Il costume femminile, è in generale il più vistoso. Il museo ha una ricca raccolta di esemplari del XIX secolo provenienti dalle popolazioni beduine africane; vi sono grandi drappi rettangolari bakhnougeu impiegati come copricapo o come mantello, tessuti con lana e decorati da fili di cotone policromo a motivi geometrici, spesso simmetrici, profilati alle due estremità da lunghe frange. I colori, ottenuti con tinture naturali, sono prevalentemente il blu, il rosso rubino, il violaceo.
Di grande interesse è anche la farmla, un corto gilet femminile realizzato spesso in velluto di seta, aperto sul davanti, con scollatura ogivale e alette in corrispondenza dell’apertura manica. Spesso è rivestito da applicazioni ricamate di spighette dorate o argentate e cordoncini, mentre le strutture interne ed il perimetro sono segnati da ricchi galloni; lungo lo scollo compaiono spesso alamari dorati. Numerosi capi della raccolta provengono dalla Siria, dalla Giordania, dalla Palestina, dallo Yemen e dall’Egitto, dove le popolazioni rurali hanno sviluppato un proprio particolare stile di vestiario, e l’uso di sovrapporre diversi capi. I tessuti sono spesso realizzati o ricamati localmente. Alcuni elementi come le sciarpe sono prodotti nei grandi centri urbani ma anche diffusi, per la grande richiesta, in altri paesi,  come è il caso delle sciarpe di seta colorata di “Aleppo” .

 

Le antiche origini e l’uso delle partiture decorative tipiche della tecnica del ricamo consentono di trovare ulteriori relazioni tra i manufatti conservati nel museo.
 Il ricamo ha impegnato nella storia tessile entrambi i sessi in differenti specializzazioni. A seconda delle zone geografiche il ricamo può essere presente con la tecnica ad applicazione o essere eseguito in fili di seta o in cotone policromo, in filati metallici e applicazioni di spighette e cordoncini. La lavorazione cambia nelle diverse aree geografiche: il punto “croce” prevale in Siria, Palestina, Giordania ed Egitto. I punti “pieno”, “steso” e “catenella” sono diffusi in Marocco e Tunisia, così come l’applicazione di spighette e cordoncini. Questo genere di rifiniture, insieme al ricamo a “tambur” compaiono anche in altre aree di influenza ottomana come si evidenzia nel costume albanese, in quello greco e in quelli balcani.

 

 

 

 

The textile collection

 

The collection of textile artefacts consists of costumes, fragments and accessories produced by the great schools and with simple craftwork; the exhibits can be dated within the chronological span from the 18th to the 20th century and come from various geographical areas of the Mediterranean basin.

 

The collection was begun by Francesca and Antonella Corrao studies and researches, to receive valuable additions from Ludovico Corrao through his many visits abroad, above all in Tunisia, where he created the Dar Bach Hamba centre, in Tunis Medina. Important contributions have also been made by private collectors and foreign public institutions, donating garments and artefacts to the collection on the occasion of special exhibitions.

 

The presence of Islamic civilisation in the region has had the effect of unifying and conserving, although some costumes retain typical local characteristics. Islamic civilisation has jealously preserved the traditions, thanks to which it is possible to trace back not only the ancient weaving and embroidery techniques, but also the methods for dyeing the thread and cloths. It is also possible to detect decorative motives of Greek and Persian origin. In many cases the structure of the costume is based on essential, geometrical cutting, giving the garment a two-dimensional appearance. The difference between the luxurious and poor garments lies above all in the precious quality of the textile and the splendour of the embroidery. Shirts and trousers have come to be used widely by both sexes, but often covered with flowing robes, low-cut and close on the bosom for women. Cloak and veil together with adornments are distinctive features of female dress. The use of ample draped fabrics, reminiscent of the classical Greco-Roman tradition, is very widespread. The article of clothing still most used in the Mediterranean area is the caftan. Originating from Persia, it is one of the most ancient garments in eastern dress. Worn by men and women alike, it serves as an outer garment and is worn over other clothes (shirt, tunic, trousers). It has no collar and hangs loose from shoulders to the ground with no cuts. Open in front, usually adorned with frogs (buttons covered with twined thread), it has broad and long sleeves. The caftans in the collection show the various styles characterising everyday or festive use, and indeed the peculiarities of the various peoples of the Mediterranean area. The precious Turkish caftans, after the splendid ancient Byzantine – and then Ottoman – tradition, are represented by examples in silk velvet, with vivid violet, blue or maroon colouring. They are adorned with rich embroidery executed with floral motives in gold or silver thread, of a markedly western taste, developed symmetrically on ample internal decorative elements. Through the extensive rule of the Ottoman Empire, the Turkish language of decoration has also had a notable influence on the production of embroidery and, in general, the textile culture of a good part of Eastern Europe including, in particular, the Balkans. Many foreign ambassadors received Turkish caftans and precious costumes as gifts, always covered with exquisite embroidery in metal thread, traditionally executed by male craftsmen. In the 18th and 19th century twined thread and slender cords (golden or coloured braid) were applied to garments designed and then meticulously copied in various cultures, Greek, Albanian and Central European. 

 

One of the richest sections of the collection consists of Tunisian fabrics and costumes from both the coastal cities and the inland centres. The Tunisian costume is the fruit of an encounter between cultural influences inherited in the course of history by the populations that have dominated the country. The ancient traditions moving on from the Berber costumes to the Phoenician, then Roman, and finally Islamic, have endowed the local products with peculiar characteristics. Combining with this tradition, then, came the traditions of populations from Andalusia, and finally Central Asia, during the Ottoman domination, bringing with them novelties in forms, symbols and models. The classical Greco-Roman tradition of draped robes survived in rural female dress, above all amongst the Berbers, while the Middle Eastern influence was to be seen in the dress of the city dwellers, refined in weaving technique, embroidery and “arabesque” and decorative motives (geometrical, calligraphic and floral).

 

The women’s wedding dresses of the 19th and 20th century are the most significant; they include loose fitting trousers with low crotch, shirts with ample trapezoidal or puffed sleeves, the jebba (a sort of waistcoat), and elaborate headdress, or more often a diadem. The clothes are all covered in close-knit embroidery in gold and silver thread, with all sorts of varieties of appliqués.

 

In general the female dress is more eye-catching. The museum has a rich collection of 19th-century exhibits originating from the African Bedouin populations: there are large rectangular drapes, bakhnougeu,used as headgear or wraps, fabrics woven with wool and adorned with multicoloured cotton thread in geometrical patterns, often symmetrical, hemmed with long fringes at the two ends. The colours, obtained with natural dyes, are mainly blue, ruby red and mauve. Particularly interesting, too, is the farmla, a short waistcoat for women, often in silk velvet, with ogival neckline and flaps at the opening of the sleeves. Often it is covered with embroidered appliqués both gold and silver braid and slender cords, while the inner structure and perimeter display rich trimmings; golden frogs often adorn the neckline. Many of the items in the collection are from Syria, Jordan, Palestine, Yemen and Egypt, where the rural populations have developed their own particular style of dress and the practice of putting on a number of articles of clothing one on top of another. The textiles are often produced or embroidered locally. Certain items, like the scarves, are produced in the large urban centres but also distributed widely, as in the case of the coloured silk scarves of “Aleppo”.

 

Thanks to the ancient origins and the use of decorative elements typical of embroidery technique, further connections are to be found amongst the products conserved in the museum. Textile history has seen both men and women working on embroidery with different specialisations. According to the particular geographical areas, embroidery may be found displaying the appliqué technique of execution with thread or multicoloured cotton, as well as metal thread and braid or cord appliqué. The techniques change with the different geographical areas: the cross-stitch predominates in Syria, Palestine, Jordan and Egypt, while the “pieno” (full), “couchure” and “chain” stitches are widespread in Morocco and Tunisia, as are braid and cord appliqués. Finishing touches such as the these, together with “tambour” embroidery, also appear in other areas of Ottoman influence, as can be seen in Albanian, Greek and Balkan costumes.

 

Roberta Civiletto

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